lunedì, 06 aprile 2009, ore 22:56

Sono solo degli attimi.

Ti colgono all'improvviso, il più delle volte di notte. Vengono dal profondo, s'affacciano alla quiete, rompono il silenzio. Prima la calma, poi un sussurro, poi i movimenti. E tu sei lì, inerme, che non te l'aspetti. Non credi possa mai arrivare. Sogni, pensi, fantastichi nel tuo mondo fatato. Riposi. Dormi. E d'un tratto apri gli occhi, ti senti come vibrare, come se qualcuno stesse muovendo il tuo letto. Rimani qualche decimo di secondo nell'attesa di segliarti per poter dire "era un sogno, era tutto un sogno"... ma dopo il primo secondo passato nell'attesa di riprenderti dal sonno interrotto, in quello dopo capisci d'esser sveglio e al terzo hai già realizzato quel che succede.

E' come un mal di mare. C'è un rumore cupo nel silenzio della notte. Balzi in piedi e quello che fai, le tue azioni, sono un susseguirsi di gesti essenziali: pantalone, cellulare, chiavi di casa, e sei lì, pronto ad uscire. Intanto sotto i tuoi piedi il pavimento ha oscillato, poco, ma ha oscillato. Dopo 15 secondi il movimento s'affievolisce, scompare. Tutto è finito per il meglio, senza problemi, senza danni, senza urla, ma con il cuore in gola. Almeno qui. La notte continua silenziosa, qualcuno parla, si sentono i passi negli appartamenti vicino. Qualche porta, voci. Poi nulla, tutto sembra tornato normale.

Mancano ancora molte ore prima dell'alba e il tentativo di riprender sonno è vano. Mi giro nel letto, ascolto, attendo una possibile nuova onda. Arriva, dopo un'ora, ma è più lieve. Non dormo più. Accendo la televisione, più o meno verso le  4 e mezza, e sento il dramma. L'Aquila, terremoto devastante.

A Roma si è sentito, l'ho provato. Nulla a confronto, qui il movimento è stato lieve, soffocato dai cento e rotti chilometri di distanza dall'epicentro. Quanto basta, però, a farmi capire cosa si prova. E' la prima volta che l'ho sentito così bene, così forte, così vero, seppur nella sua pochezza.

Nelle immagini alla televisione ho capito l'orrore, la paura, l'ansia, il dolore che la gente deve aver provato laggiù, dove il sisma ha colpito per davvero. I morti sono stati tanti, le case distrutte o rovinate neppure si contano. Alla gente sola, agli studenti, alle mamme sotto le macerie che hanno tentato con il loro corpo di proteggere i loro pargoli va il mio pensiero. Il mio piccolo, insignificante pensiero.

Ho gli occhi lucidi.

Dedico queste quattro righe a chi, da stanotte, non c'è più. Non è giusto morire così.

paologiordani
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categoria : pensieri, memoria