Quando si è bambini si vive in un mondo particolare. Un mondo fatto di zucchero, marzapane, coccole, amore, protezione, casa, scuola e chiesa. E' un mondo ancora da scoprire, da capire e da costruire. Da bambini non si pensa al futuro perchè da bambini si sa, l'unico pensiero è dove come con chi giocare. L'unica cosa che accenna al "diventare grandi" è il momento in cui ogni piccola creatura dovrà mettere in moto i proprio neuroni per rispondere ad una domanda così tanto banale come inutile del "cosa vuoi diventare da grande?" Prego?? Chiedi a me, di 8 anni, cosa voglio fare da grande? Aspetta un secondo, ripongo la palla, lascio da parte il gameBoy, spengo la Playstation 3, e poi ti rispondo. Allora, io da grande voglio fare il ..... il ..... IL ?
E' il momento in cui il pargolo sfodera tutte le sue capacità nell'idealizzare fantasticamente quello che si immagina vedere per lui nel futuro. Farò il lavoro di papà. Certo, perchè no, la cosa più semplice. Perchè se poi il papà è disoccupato, visti i tempi che corrono, beh la cosa è un casino. Voglio fare l'astronauta (chissà poi perchè uno vuole andare sulla luna!! Non ci sono già troppi problemi qui sulla terra per voler affrontare pure un viaggio interstellare?). Voglio fare il segretario (no, questa non l'ho mai sentita). Voglio diventare un supereroe (lasciamolo crescere...). Io voglio fare il dottore (rabbrividisco. E' una professione che non mi è mai piaciuta). Io invece vorrei fare la velina (ahah no questa è impossibile).
Il bello è che non si capisce proprio l'utilità di questa domanda quando si sa che la risposta ricade in quell'immaginario un po' troppo infantile dei bambini senza alcun fondamento logico e realistico per il futuro della piccola creatura. Tutto inutile.
Io ho da sempre avuto l'idea che la mia strada fosse quella del costruire. Forse non ho sbagliato, tutto sommato ho continuato lungo questa direzione e sono arrivato a fare l'ingegnere. Ma è da tre giorni che guardo immancabilmente "La prova del cuoco". Un pizzico di questo, un pizzico di quello. Facciamo rosolare.... mettiamo qualche goccia di vino...ecco la salsa agrodolce.... aggiungiamo all'impasto....E' quasi pronto. Tagliamo la verdura...il condimento...carne, dolci, paste,... guarniamo il piatto. ecco qui. Piatti tondi, intersezione di gusti, fusione di sapori. Opere d'arte.
Se avessi saputo di questa professione l'avrei sicuramente spacciata come il mio ideale futuro. Cosa vuoi fare da grande? Lo chef, avrei forse risposto.
Leggo oggi su "Il Piccolo" che Trenitalia ha intenzione di tagliare i collegamenti EuroStar tra Trieste-Roma, Trieste-Milano, Udine-Roma. Tra poco, tra qualche settimana. Friuli Venezia Giulia tagliato fuori dai collegamenti veloci con il resto dell'Italia. Perfetto, siamo proprio alla frutta. Ora per tornare a casa mi toccherà fare scalo a Venezia Mestre. Certo, non che sia una fatica insormontabile, ma la comodità di un diretto da qui a lì è indiscutibile.
L'alternativa veloce al treno potrebbe essere l'aereo. L'aereo? Bah, pura follia con Alitalia-Airone...a questo punto la domanda sorge spontanea: ma perchè cavolo Ryanair non si fa avanti e inserisce un bel volo Roma-Trieste? Che problemi potrebbero esserci? Cosomai passasse per di qui un dirigente Ryanair...non si sa mai .... Eddaiiiii!
E' passato molto tempo, troppo forse, dall'ultima volta che ve l'ho ricordato. Qualche mese fa, in un'altra stagione, magari in un altro anno. Anzi, quasi sicuramente in un altro anno. Il 2008. Il tempo passa, la vita va avanti, e i concorsi pure.
A voi che capitate da queste parti raccomando di votarmi al sito UnitedRadio per la categoria speaker. Con il massimo dei voti, si capisce! Non dimenticatevi che sotto sotto, nel mio animo, oltre ad essere un ingegnere sono pure un dj. Che accoppiata...
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ps. vota 5 stelline ;P
Dopo quasi quattro mesi, ritorna l'aggiornamento musicale con i tre dischi più "suonati" del momento. Buon ascolto!!
Cala del Gesso, Porto Santo Stefano, Monte Argentario. Lo scorso fine settimana è forse stato per il sottoscritto l'ultimo giorno di mare del 2009. Almeno l'ho santificato facendomi il miglior bagno degli ultimi anni in questa magnifica spiaggia di sassolini bianchi.
PS. La foto è stata scattata con la mia nuova digitale Panasonic FX-37, obiettivo 25 mm.
Citava così un detto di tanti anni fa stampato su una maglietta di un ragazzino occhialuto frequentante la scuola elementare del suo paese in Friuli Venezia Giulia. Quel ragazzino ero io e il detto recitava la frase (in friulano) "la tua lingua, il tuo patrimonio" riferendosi appunto al friulano. Dialetto o lingua che sia, il friulano rimane questo "modo" di parlare tipico del Friuli Venezia-Giulia (più del Friuli che della Venezia-Giulia a dire vero) e che pochi, tra i miei coetanei, parlano ancora abitualmente. Io lo conosco, lo capisco, ma sono per così dire, di livello intermedio. Una lingua, ma con circa una settantina di cadenze e grammatiche leggermente diverse. Un po' troppe.
Stasera, navigando in rete, mi sono imbattuto su questo articolo del Corriere.it del quale vi riporto alcuni estratti. Per tutto il testo vi allego il link diretto alla pagina web.
Per l’italiano bastano le “news”, per le lingue minoritarie è d’obbligo parlare di “nachrichten”, “novice” e “gnovis” in “lenghe furlane”. Il sito della Regione Friuli Venezia Giulia è una palestra di multiculturalismo, che in italiano, tedesco, sloveno e “marilenghe” - la madrelingua friulana - stordisce la mente con dosi massicce di apertura globale e rinculo locale. Un esempio per tutti. Ma in quest’estate di polemiche identitarie tanta abbondanza diventa un modello soprattutto per chi vuole erodere la distinzione tra lingue e parlate, e, come il ministro Luca Zaia, ribadisce che il veneto va insegnato nelle scuole, o, come il collega Calderoli, chiede test di dialetto per gli insegnanti. Dove passa il confine tra tutela e ridicolo? Come dobbiamo immaginarci una Padania libera dal “giogo” dell’italiano?
Io donna è andata in Friuli, dove da dieci anni la parlata locale è riconosciuta dalla legge 482 che tutela le “minoranze linguistiche storiche”, ma dove negli ultimi tempi l’orgoglio delle radici ha virato verso un’escalation localista a suon di finanziamenti: tipo la traduzione di Mari Courage e i siei fîs di Bertolt Brecht, i 35mila euro per il software T9 per sms in friulano, o la proposta del presidente del Consiglio regionale Eduard Ballaman (leghista che non conosce il friulano) di sottotitolare il kolossal da dodici milioni di euro che Renzo Martinelli sta per realizzare sul beato Marco d’Aviano. Per compiere la trasformazione da lingua degli affetti a idioma da grande schermo, valorizzato e accudito da 4.102.000 euro di contributi (dato 2009) ci sono voluti gli sforzi congiunti di destra e di sinistra: la legge regionale del 1996 è targata Lega, ma è il centrosinistra a firmare il provvedimento nazionale del ’99 (governo D’Alema) e quello regionale con cui nel 2007 si impone un bilinguismo che la Corte Costituzionale ha bocciato pochi mesi fa. Al di là dei rovesci giuridici, si punta sparati alla promozione del friulano attraverso una serie di organi come l’Arlef, Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane, l’Università di Udine, e la Filologica friulana.
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Per capire come si sia lanciata nella contemporaneità una lingua rianimata dalle leggi, bisogna passare all’informatica dove link diventa leam (legame), back up copie di sigurecje, clicca qui fracait chi, e via traducendo con sprezzo del ridicolo perché in furlan esiste pure un correttore word, una versione del browser Mozilla, e addirittura vichipedie. Ma il forziere della koiné friulana resta il Grant dizionari bilengâl talian furlan, scaricabile dal web, pardon: dalla rêt, un’opera costata dieci anni di lavoro e oltre un milione di euro.
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Torniamo a scuola, perché, dopo i bambini, il friulano prova a conquistare anche i ragazzi. All’ufficio scolastico regionale ci indicano tre istituti di Udine dove «in marilenghe si fa lezione di filosofia, meccanica e matematica».
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Almeno linguisticamente, il paese reale sembra avere più buon senso del paese legale. Mentre nelle scuole di Udine ci si sfila dalle polemiche su lingua e dialetto, nei palazzi della politica di Trieste c’è chi prepara la controffensiva giuliana all’incontinenza friulana. Perché di dialetti in Regione ce n’è più d’uno e Piero Camber, presidente della commissione cultura del Consiglio regionale, propone una legge che ne elenca ben nove, dal triestino al bisiaco al gradese al maranese, il muggesano, il liventino, l’istriano, il dalmata e il veneto goriziano- pordenonese-udinese. Tutti a reclamare protezione, e a spingere per diventare libri, spettacoli, ore di scuola, nella lunga marcia verso lo status di lingua vera e propria. L’impressione è che di dialetto in dialetto e di lingua in lingua qui si sia aperta una falla che porta dritto a Babele. È davvero il caso di spalancare i boccaporti anche in Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria?
fine.
Sbigottito. Ma interessante. Pareri!?
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