Si chiama autunno. Il tempo che cambia repentino, l'aria che diventa frizzante, vento fresco ed acquazzoni improvvisi. Vèstiti a "cipolla", dice mia madre. E' il tempo in cui non sai cosa mettere, la mattina hai freddo con la giacca, a mezzagiornata hai caldo in camicia. Quando esci senza ombrello, piove, quando lo porti il sole spacca le pietre. Pioverà. O forse no. La mattina perdi 10 minuti in più a capire se fa freddo o se fa caldo. Fuori dalla metro il gelo, dentro la metro un clima equatoriale. Si chiama autunno.
E finalmente, direi. Mesi e mesi di caldo, afa, temperature torride, asfalto bollente e aria irrespirabile. Cicale, zanzare, umidità. Sudore. Notti insonni col ventilatore acceso, un tormentato sonno con un insopportabile affannoso respiro in cerca del fresco prima a destra e poi a sinistra. Un estenuante odio verso l'estate, salvabile solo ed esclusivamente per ferie, qualche giornata al mare, e l'abbronzatura.
E finalmente, anche per quest'anno, l'agonia è finita.
Cala del Gesso, Porto Santo Stefano, Monte Argentario. Lo scorso fine settimana è forse stato per il sottoscritto l'ultimo giorno di mare del 2009. Almeno l'ho santificato facendomi il miglior bagno degli ultimi anni in questa magnifica spiaggia di sassolini bianchi.
PS. La foto è stata scattata con la mia nuova digitale Panasonic FX-37, obiettivo 25 mm.
8 agosto 2009. Anche per quest'anno è ora di staccare la spina, chiudere momentaneamente il cervello e non pensare più a niente (o quasi). Iniziano quindi queste tanto attese, agognate, ansiolitiche e ansiogene ferie d'estate. Qualcuno le ha cominciate prima, qualcuno le comincierà in seguito. Oggi tocca a me. 14 giorni potranno bastare? Forse si, forse no. Ma per il momento, auguro una buona estate a tutti.
Ci risentiamo il 24 agosto.
La vacanza. Parte seconda.
La premessa scritta l'altra volta su Londra ha rappresentato solo un piccolo spaccato di una delle città più belle al mondo, una delle città più cool e più avanti di questa nostra vecchia Europa. E' un isola, è un mondo a parte. La gente sa dove sta' e sa di essere europea, ma tutto si considera fuorchè tale. Il vecchio continente è una terra oltre la Manica, nulla di più. Gli inglesi sanno di essere "diversi" per abitudini, cultura, società e regolamenti (almeno in parte) e orgogliosi di ciò nulla invidiano ai loro compagni europei. L'inglese si sente più avanti, americanizzato forse. Un bene o un male. Sicuramente da scoprire.
Ore 17 circa. E' bello vedere i pub nella city, a notting hill, al parlamento e attorno ai quartierti pieni di uffici. Gli impiegati, i dirigenti, i segretari e i dipendenti in giacca e cravatta si ritrovano lì, a chiacchierare e a bere boccali di birra. Altro che aperitivo: spritz aperol, martini cola, moijto, cuba libre, americano, bellini, e altrettante seghe mentali alcoliche...chiamateli i "nostri aperitivi". A Londra il dopo-lavoro non è il bocciofilo o il bar. A Londra quando gli uffici si svuotano i pub si affollano di manager e industriali e la birra da mezzo è il collante sociale per eccellenza. E tutti puntalmente in giacca e cravatta. Troppo avanti. Questa è solo una delle caratteristiche che mi hanno colpito della città dagli autobus rossi a due piani. Una città che vive e che si diverte.
Si continua con una veloce carrellata di alcune delle 500 (cinquecento) e oltre foto che abbiamo scattato durante la vacanza. Da vedere assolutamente alcuni scatti del carnevale di Notting Hill. Che sfilata da paura.....altro che "veline"...!!







Siamo tornati. Sabato sera, volo Ryanair delle 18.35 da Buxelles Charleroi a Roma Ciampino.
Siamo tornati stanchi, morti, sfiniti, e con i piedi modello Frodo Baggins. Siamo tornati in tre così come eravamo partiti: nessuno perso per strada e nessuna nuova nascita all'orizzonte. Siamo tornati in una città calda e afosa indossando ancora le felpe e i ki-way che ci han fatto tanta compagnia durante le giornate cupe e grigie della 10 giorni all'estero. Siamo tornati esausti ma felici da un lungo soggiorno prima a Londra e poi a Bruxelles.
Andiamo con ordine. Parte Prima.
Poco da dire su Londra, vista la sua fama internazionale: città multietnica per eccellenza, dove nessuno ti guarda e dove tutti osservano tutto, senza farsi vedere. Città del divertimento, della musica, degli autobus rossi a due piani, città degli Harrods, di Piccadilly Circus, città della Regina e del famosissimo BigBang. Metropoli dalla moltitudine di metropolitane così come di etnie, città delle case a mattoncini e futura ospitante i Giochi Olimpici del 2012. Un concentrato di cantieri, gru, impalcature, scavi e rifacimenti: un cantiere aperto, dalla periferia al centro. Portobello Road, i mercatini, Covent Garden e Notting Hill. Città di eterosessuali, omosessuali e qualsiasi voglia orientamento. Confusione: corsie invertite, guardare prima a destra e poi a sinistra; sterlina, così cara. British Museum, Tate Modern Museum, Madame Tussaud's, Museo di storia Naturale e Museo della scienza. Il Parlamento e l'abbazia di Westminster. Tower of London e il mitico London Bridge. Buckingam Palace e il n.10 di Downing Street. I pub e la Birra. Le nuvole, il cielo grigio e l'ombrello, ogni santo giorno.
Questo è un concentrato di Londra. Di seguito alcune foto.








Io odio il caldo. Fortuna che oggi è il solstizio d'estate.
Il che significa il giorno più lungo dell'anno. Bene bene bene..da domani le giornate cominciano ad accorciarsi, potremmo dire addio all'estate.
Autunno, arriviamoooo.....
Non è solo un film del 1959...
Io odio il caldo, non lo sopporto. E' una tortura. E' una maledizione. E' una congiura. E' tutto questo messo insieme e forse anche di più. E' fastidio, sensazione opprimente, mancanza d'aria, afa, giramenti di testa, stanchezza. E' svogliatezza. Il caldo ti stende. Il caldo è dappertutto. Ma dicono sarà un'estate ballerina. Pioggia e sole. Sole e pioggia, alla "londinese". A me piace il freddo.
Non tutti la penseranno come me. Ma si sa, a qualcuno piace caldo.
...lunedi, martedi, mercoledi, giovedi......venerdi. E si ricomincia.
Sembrano interminabili i giorni feriali che ci separano un weekend dall'altro, difficili, lunghi, quasi a voler allontanare una festa dall'altra. E invece, come sempre ci si ripete (e si ripete agli altri), "questa settimana m'è proprio volata". E' sempre così, il lunedi si comincia a fatica, arrancando. Il martedì si prosegue arzilli, tanto non si può far altro. Il mercoledi è il giorno della svolta, quello che ti da l'impressione di aver "passato la boa" con direzione un altro fine settimana. Giovedi è una vigilia, un'attesa; si fa ciò che si deve, ci si impegna, ma si sa che domani sarà l'ultimo. Ed ecco arrivare il tanto atteso venerdì, il giorno che dà inizio al weekend, ai giorni di festa. Si lavora, a fatica, ma allegri con il pensiero che il giorno dopo sarà beatamente volto al relax (ovviamente non per tutti, lo so).
L'uscita del venerdi sera è forse, tra le tante, quella che preferisco. E stasera, come accade almeno una volta all'anno, si rinnova il rito del FriuliDoc, manifestazione eno-etno-cultural-musical-gastronomica in quel di Udine. Vini, vivande, vicende, vedute. Mi sembra sia questo lo slogan principale della festa che, a dirla tutta, è azzeccato fino ad un certo punto: vini, ce ne saranno in abbondanza, come sempre (e la gente si lamenterà perchè ogni anno aumentano i prezzi del bicchiere); vivande, a bizzeffe pure queste, di un tipo o dell'altro, calde o fredde, dolci salate (e la gente si lamenterà perchè c'è troppa fila alle casse e non si trovano tavolini vuoti); vicende, con musica, cabaret, teatro (?) artisti di strada, complessi locali ad allietare la festa (e la gente si lamenterà che il complesso vicino al tendone in cui si mangiava suonava troppo forte, urlava, dava fastidio, ma perchè non vanno a suonare da un'altra parte?); vedute, sempre le stesse, ovvero Udine centro, che a dire la verità non mi sembra cambi da un mese all'altro se non per qualche striscione o stendardo in più. Per non contare le schifezze che si troveranno per terra, carte, piattini, bicchieri bottiglie...in effetti le "vedute" saranno diverse. Hanno ragione.
Ma anche questo è FriuliDoc, un bell'evento per il F.V.G., vetrina della nostra regione ai popoli forestieri (i veneti, sloveni, austriaci... ungheresi, polacchi, americani... tutto il mondo è paese) che per 4 giorni, da ieri, colorerà il centro cittadino del capoluogo friulano.
Almeno una sera, da vedere. Anche se l'auto bisognerà parcheggiarla ai Rizzi. Speriamo di no.
cin cin
A volte un po' d'aria fresca e pura ci vuole. Lo dice anche il dottore.

In questa bella giornata di settembre abbiamo colto al balzo l'occasione per andare a farci quattro passi in uno dei paeselli più decenti del Friuli, Forni di Sopra. Tutto questo non tanto per la natura, il paesaggio, l'aria, il verde (ecc ecc) quanto per la bontà e la prelibatezza della cucina carnica, frico in primis (quello originale, mica imitazioni!!). Pasta al caprilo, gnocchi ricotta burro e salvia, piatto tirolo con wurstel crauti e patate (ok, questo non è proprio carnico, però buono lo stesso), frico con polenta... sono solo alcuni dei piatti assaporati nell'agriturismo "Frico e Polenta" di Forni di Sopra che, come un po' tutti i locali del posto, è ancora tappezzato di poster foto e cartoline autografate del buon Ivan d'Andrea (vincitore di una passata edizione di Amici). Tra qualche birra e qualche grappa e 16 gradi di temperatura esterna, con 4 passi sotto al sole per scaldarci abbiamo trascorso una giornata serena, divertente, al fresco.



Un altro week end se n'è andato. Si ricomincia una nuova settimana all'insegna del lavoro (...), del cazzeggio (...) o di altre cose. I miei migliori auguri.