venerdì, 04 settembre 2009, ore 00:23

Citava così un detto di tanti anni fa stampato su una maglietta di un ragazzino occhialuto frequentante la scuola elementare del suo paese in Friuli Venezia Giulia. Quel ragazzino ero io e il detto recitava la frase (in friulano) "la tua lingua, il tuo patrimonio"  riferendosi appunto al friulano. Dialetto o lingua che sia, il friulano rimane questo "modo" di parlare tipico del Friuli Venezia-Giulia (più del Friuli che della Venezia-Giulia a dire vero) e che pochi, tra i miei coetanei, parlano ancora abitualmente. Io lo conosco, lo capisco, ma sono per così dire, di livello intermedio. Una lingua, ma con circa una settantina di cadenze e grammatiche leggermente diverse. Un po' troppe.

Stasera, navigando in rete, mi sono imbattuto su questo articolo del Corriere.it del quale vi riporto alcuni estratti. Per tutto il testo vi allego il link diretto alla pagina web.

Parlare “furlan” è un fiume di sprechi

Friuli, si spendono milioni di euro per tradurre Brecht o realizzare il T9 per sms in “marilenghe”

Per l’italiano bastano le “news”, per le lingue minoritarie è d’obbligo parlare di “nachrichten”, “novice” e “gnovis” in “lenghe furlane”. Il sito della Regione Friuli Venezia Giulia è una palestra di multiculturalismo, che in italiano, tedesco, sloveno e “marilenghe” - la madrelingua friulana - stordisce la mente con dosi massicce di apertura globale e rinculo locale. Un esempio per tutti. Ma in quest’estate di polemiche identitarie tanta abbondanza diventa un modello soprattutto per chi vuole erodere la distinzione tra lingue e parlate, e, come il ministro Luca Zaia, ribadisce che il veneto va insegnato nelle scuole, o, come il collega Calderoli, chiede test di dialetto per gli insegnanti. Dove passa il confine tra tutela e ridicolo? Come dobbiamo immaginarci una Padania libera dal “giogo” dell’italiano?

Io donna è andata in Friuli, dove da dieci anni la parlata locale è riconosciuta dalla legge 482 che tutela le “minoranze linguistiche storiche”, ma dove negli ultimi tempi l’orgoglio delle radici ha virato verso un’escalation localista a suon di finanziamenti: tipo la traduzione di Mari Courage e i siei fîs di Bertolt Brecht, i 35mila euro per il software T9 per sms in friulano, o la proposta del presidente del Consiglio regionale Eduard Ballaman (leghista che non conosce il friulano) di sottotitolare il kolossal da dodici milioni di euro che Renzo Martinelli sta per realizzare sul beato Marco d’Aviano. Per compiere la trasformazione da lingua degli affetti a idioma da grande schermo, valorizzato e accudito da 4.102.000 euro di contributi (dato 2009) ci sono voluti gli sforzi congiunti di destra e di sinistra: la legge regionale del 1996 è targata Lega, ma è il centrosinistra a firmare il provvedimento nazionale del ’99 (governo D’Alema) e quello regionale con cui nel 2007 si impone un bilinguismo che la Corte Costituzionale ha bocciato pochi mesi fa. Al di là dei rovesci giuridici, si punta sparati alla promozione del friulano attraverso una serie di organi come l’Arlef, Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane, l’Università di Udine, e la Filologica friulana.

................

Per capire come si sia lanciata nella contemporaneità una lingua rianimata dalle leggi, bisogna passare all’informatica dove link diventa leam (legame), back up copie di sigurecje, clicca qui fracait chi, e via traducendo con sprezzo del ridicolo perché in furlan esiste pure un correttore word, una versione del browser Mozilla, e addirittura vichipedie. Ma il forziere della koiné friulana resta il Grant dizionari bilengâl talian furlan, scaricabile dal web, pardon: dalla rêt, un’opera costata dieci anni di lavoro e oltre un milione di euro.

..................

Torniamo a scuola, perché, dopo i bambini, il friulano prova a conquistare anche i ragazzi. All’ufficio scolastico regionale ci indicano tre istituti di Udine dove «in marilenghe si fa lezione di filosofia, meccanica e matematica».

.................

Almeno linguisticamente, il paese reale sembra avere più buon senso del paese legale. Mentre nelle scuole di Udine ci si sfila dalle polemiche su lingua e dialetto, nei palazzi della politica di Trieste c’è chi prepara la controffensiva giuliana all’incontinenza friulana. Perché di dialetti in Regione ce n’è più d’uno e Piero Camber, presidente della commissione cultura del Consiglio regionale, propone una legge che ne elenca ben nove, dal triestino al bisiaco al gradese al maranese, il muggesano, il liventino, l’istriano, il dalmata e il veneto goriziano- pordenonese-udinese. Tutti a reclamare protezione, e a spingere per diventare libri, spettacoli, ore di scuola, nella lunga marcia verso lo status di lingua vera e propria. L’impressione è che di dialetto in dialetto e di lingua in lingua qui si sia aperta una falla che porta dritto a Babele. È davvero il caso di spalancare i boccaporti anche in Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria?

fine.

Sbigottito. Ma interessante. Pareri!?

PS. per l'articolo intero clicca qui

paologiordani
P.link ¤ commenti (5) ¤ commenti (5)(popup)
categoria : politica, fatti





lunedì, 06 luglio 2009, ore 23:39

Si sa, nel mondo svariate sono le culture, le razze, le religioni, i colori della pelle.

Svariati sono i modi di pensare, di agire, di socializzare, di mangiare, di salutarsi.

Diversi sono gli atteggiamenti, la forma degli occhi, i baci, gli Dei o i Dio.

Ma due cose accomunano un autraliano a un vietnamita, un italiano a un canadese: primo, l'essere un essere umano abitante di questo pianta (scusate in giro di parole), secondo, l'intelligenza che ci è stata donata, indifferentemente.

La prima è palese, è un dato di fatto, un'assioma. La seconda è una necessità, un'assoluto semplice bisogno per vivere e campare. Anche gli animali sono intelligenti, pur non avendo studiato il libro di "Analisi I". Certo, sono intelligenti nel loro modo di essere, ma pur sempre intelligenti. Sanno come cacciare, come nascondersi, come procreare e dove ripararsi. Le cose, le loro semplici e basilari cose, le sanno.

Un leone, dal canto suo, non potrà mai capire come funziona una metropolitana. Un umano, dal canto suo, non potrà mai capire cosa sta' pensando un leone che guarda una metropolitana. Ognuno è intelligente per cio' che lo riguarda.

Ma c'è una cosa che non concepisco, neppure per un pizzico, neppure per l'ultimo granello di polvere di una qualsiasi spiaggia di questo pianeta: la stupidità e l'ingnoranza. Il non "saper ascoltare" i messaggi. L'essere inermi di fronte a cio' che accade in quanto non in grado di pensare a cosa c'è da fare, semplicemente perchè è talmente una routine da sembrare quasi volgare. L'ignoranza nel fare le cose senza leggere gli avvisi, gli avvertimenti, i messaggi. Le note. Chiamale "post it", se ti fa piacere.

La metropolitana, luogo simbolo per la massiccia presenza di persone rozze, sporche, ignoranti e puzzolenti. Ignoranti a tal punto da continuare a premere il pulsante dell'apertura delle porte del treno, non sforzandosi di capire che tanto quelle porte si aprono da sole (Metro A) e l'insistenza nella pigiatura poco cambierà. Ma che premi a fare?! Ignoranti a tal punto da ri-premere insistentemente il tasto di apertura delle porte (metro A e metro B), pur non leggendo che un foglio di carta attaccato alla porta cita la frase "Porta guasta - out of order". E solo dopo, più tardi, realizzando che è rotta, corrono come matti alla porta a fianco. Ignoranti. Non bastava sfruttare "la vista", di cui siamo dotati, e leggere i messaggi che ci vengono lasciati!? Ignoranti a tal punto che, in attesa sulla banchina della stazione, all'ascolto di una dolce signorina che dall'impianto di amplificazione recitava le seguenti parole "avvertiamo la gentile clientela che il treno in arrivo non fermerà nella stazione, il treno è in transito e non effettua servizio", appena il treno si avvicina alla piattaforma e rallenta (per questioni di sicurezza), tutti voracemente quasi come ci fossero soldi a palate dentro le carrozze si gettano verso le porte in attesa della loro apertura e poi niente, via, il treno riparte senza essersi minimamente fermato. E tutti si guardano, si chiedono "ma come mai?!" "perchè non s'è fermato?" "doveva fermarsi".... Ignoranti penso io. Ma non l'avete sentita la signorina?! Che siete sordi!? Tempo qualche minuto, un secondo treno sopraggiunge alla stazione e una voce, la stessa signorina di prima, dall'impianto di amplificazione recita la medesima stessa frase ..."...il treno non effettua servizio, allontanarsi dalla linea gialla".... e come per magia, poichè tutti siamo davvero intelligenti, appena le carrozze sopraggiungono alla banchina ci gettiamo di nuovo a capofitto verso le porte, in attesa della loro apertura. Eh...si vede che dentro questi vagoni ci sono ancora più soldi di prima! "Aprite vi prego"... e via... il treno non rallenta, procede adagio, e riparte. E tutti si guardano meravigliati, incuriositi, e si chiedono "Ma come mai?". Di nuovo, seconda volta, ignoranti più di prima. Avanti e indietro. Come animali. Mucche.

Incapaci di ascoltare i messaggi. Inermi. Azioni banali, di routine. Perchè gettarsi verso le porte per entrare sulla metro quando chiaramente è stato ripetuto più volte che il treno non ferma!?

Non ci vuole un 30 e lode all'esame di Analisi I per essere intelligenti. Basta ascoltare, capire, ed agire di conseguenza.

Io odio la gente ignorante.

paologiordani
P.link ¤ commenti (3) ¤ commenti (3)(popup)
categoria : pensieri, roma, fatti





domenica, 03 agosto 2008, ore 11:40

Serata dedicata alla cultura quella di ieri, sabato 2 agosto 2008 (siamo già ad agosto!? l'inverno è alle porte!!).

Oggetto principale della nostra uscita fuori dai canoni è stata la bella dimora del signor Ippolito d'Este (mi sembra si chiamasse così) situata in una ridente, curata e carina cittadina nei dintorni romani, a qualche centinaio di metri d'altitudine, Tivoli (tra l'altro patrimonio Unesco). Dopo aver sborsato 10 euro per il biglietto d'ingresso, dopo il giro all'interno della villa tra affreschi, stanze, dipinti e letture informative, la vera attrazione sono stati i giardini (PS. senza i giardini la visita alla villa sarebbe 'na ciofeca!!). Giardini verdi, illuminati, curatissimi, con i sentieri, le rose, gli alberi secolari, gli scalini (quanti 'zzo di scalini e rampe!!) e loro, le fontane. Fontane a destra, a sinistra, in alto e in basso. Un'incessante scrosciare d'acqua sparata nell'aria in tutte le direzioni, un rilassante rumore di gocce o ruscelletti. Le fontane sono la vera attrazzione dei giardini della Villa: impressionanti per quanto grandi, uniche per quanto belle. Tra di esse, una in particolare: la fontana dell'organo. Una rarità, un organo che suona con l'acqua che scorre tra tubi e canali. Una delusione: l'organo della chicco suonato da un baminio è sicuramente più eccezzionale e magico di quello della fontana. Ma per un parere più oggettivo dovreste rendervene conto da soli. (ps. esiste un organo della Chicco!?)

In tutto questo l'atmosfera è magica: i giochi di luci e acqua sono un piacere per la l'animo e la terrazza con vista sulla Capitale porta all'apice una passegiata che sicuramente rimarrà ben impressa nei nostri ricordi.

Stanchi ed affamati, nel dopo Villa quattro passi lungo Tivoli e un'ottima cena in un ristorante al centro: antipasti misti, un bel piatto di tagliata di manzo con rucola, pachino scaglie di grana e aceto balsamico, qualche assaggino in un piatto e qualche assaggino in un altro... non ricordo il nome del ristorante ma ve lo consiglio davvero!

Vi mostro un paio di foto che ho scattato a Maggio. Non sono della villa "by night", ma siciuramente si capiranno meglio.

  

 

paologiordani
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : roma, arte, weekend, fatti





sabato, 19 luglio 2008, ore 16:22

L'ho trovato. Ringrazio il caporedattore de "Il Piccolo", testata giornalistica del Friuli Venezia Giulia, per la segnalazione che mi ha inviato via mail. Al chioschetto-edicola di piazza di San Silvestro, qui a Roma, ogni santo giorno vendono il quotidiano che da ottobre dello scorso anno non ho più letto. Mi mancava il "mio" giornale, le pagine fruscianti con la cronaca friulana, il racconto delle sagre dei mirtilli, della festa delle pesche, dei paselli che si rifanno i marciapiedi ... mi mancava il sapore cartaceo della mia regione.

E ora, anche a Roma, posso dire con gioia di poter leggere IL PICCOLO quando e dove voglio.

Che ci volete fare, sono le piccole soddisfazioni della vita.

paologiordani
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : vita, roma, fatti





martedì, 08 luglio 2008, ore 22:49

Domenica sera decisamente alternativa. A fin di bene.

Un'associazione di volontariato, "DREAM" per la precisione, ha organizzato una cena-buffet per raccogliere fondi a favore del suo operato: un aiuto ai malati di AIDS, soprattutto in Africa (se non ho capito male). Il tutto s'è svolto sul terrazzo di un palazzo sull'isola Tiberina, nel bel mezzo del Tevere. C'eravamo io, Emanuela, Carmen, Andrea, Melissa, Fabio e due suoi amici.

Musica soft, cantata e narrata, pannello da proiezione per illustrare opere e sacrifici, buffet a base di paste fredde, cus cus, frittate, sfioziosità, dolci e frutta, il tramonto, il Tevere, e Roma. Come coreografia penso sia sufficiente. Di seguito alcune foto.

paologiordani
P.link ¤ commenti (4) ¤ commenti (4)(popup)
categoria : roma, storie, feste, fatti





domenica, 15 giugno 2008, ore 12:09

Sabato sera alternativo...

catapultati in un locale sul lungo Tevere, tra gatti guardoni e coleotteri volanti, in sè tutto sommato carino, nuovo, terrazzato con ombrelloni, panche, puff, tavoli sedie con tanto di palco. E' questa la location del Faesan, localino adatto alle calde serate estive e poco a quelle pseudo-autunnali di ieri sera. Ma a parte questo, c'era la musica: un session con basso e chitarra acustica di DOTTOR FRA e CHIAZZETTA.

Trasportati da Carmen, devo essere sincero: m'è piaciuta. E poi la musica davvero simpatica. Certo, poco travolgente (chitarra e basso), ma molto d'atmosfera. Dottor Fra fuori di testa con spartiti che svolazzavano al vento, bassista davvero bravo, Chiazzetta un uomo un programma.

www.dottorfra.it ; www.chiazzetta.it

Dopo esserci congelati e raffreddati a volontà, è toccato ad una buona crepe panna e nutella scaldarci un po'. Peccato che per 4 crepe il barista ci voleva far pagare 30 euro. Un po' tantino eh!? Fortuna che con la doplomazia tutto s'è risolto e ridimensionato.

paologiordani
P.link ¤ commenti (7) ¤ commenti (7)(popup)
categoria : musica, roma, fatti





sabato, 16 febbraio 2008, ore 12:20

Lo so, me lo dite in tanti...volete vedere le foto ...

e oggi vi accontento. E' passata quasi una settimana da quando le ho scattate, domenica scorsa 9 febbraio. E' stata una giornata particolare perchè completamente dedicata allo sci e infatti, armati di tute berretti e armamentario vario, Io Emanuela ed Andrea ci siamo diretti verso il Terminillo, nota (più o meno) località sciistica ad un'ora e mezza di strada da Roma.  Devo dire la verità: mi sono trovato quasi spaesato a sciare sulla neve degli appennini, talmente abituato a scivolare su quella delle alpi. Ma si sa, la neve è sempre la stessa. Guardavo il panorama e non trovavo le cime alte, rocciose ed imponenti della catena montuosa del Nord Italia; guardavo i boschi e vi trovavo più betulle che pini; guardavo gli impianti di risalita e mi chiedevo "ma terrà la fune?" :P ...   Il Terminillo è un monte discreto in quanto a piste, peccato che metà sono chiuse (non hanno avuto la concessione ad aprirle o robe varie...), qualcuna non era battuta e un'altra era chiusa per allenamento atleti. Risultatato: 3-4 piste praticabili. Ma corte. Troppo corte. Fortuna che il freddo non mancava e le neve era bella compatta. Acquistato uno skipass mattiniero, fino alle 13 è stato più che sufficiente. Il resto è stata una degna coreografia ad una giornata stancante ma divertente.

paologiordani
P.link ¤ commenti (1) ¤ commenti (1)(popup)
categoria : pensieri, weekend, fatti





venerdì, 07 dicembre 2007, ore 20:09

Da quel di Roma dovrei raccontarvi di Roma, e invece racconto di ciò che succede a casa...

Immagine tratta dal sito GoriziaOggi.

Navigando sui siti che narrano vicende e vicissitudini del popolo goriziano e limitrofo, mi sono scontrato con questa foto. Sapevo dell'abbattimento del confine il 1 gennaio 2008, ma non avevo ancora pensato a qualcosa di radicale come quello immortalato nell'immagine che vi ho allegato. Mentre l'ho vista mi sono venuti in mente in un secondo tutti i miei 26 anni di vita: sarà perchè siamo un popolo di confine e col confine abbiamo sempre convissuto; sarà perchè la dogana è parte di Gorizia, e parte di noi; sarà perchè tutto sommato volenti o nolenti siamo una città divisa in due, almeno da una rete. Mi sono venute alla mente tutte le volte che dovevo accendere i fari dell'auto perchè le leggi "di là" volevano questo... tutte le volte che alla domanda "ha qualcosa da dichiarare?" si rispondeva "niente"...alle volte che andavo al DUTYFREE SHOP nella fascia "di nessuno" tra i due valichi....un confine che divideva ma nello stesso tempo univa, quasi a voler avvicinare più che separare due città e due popoli. Questo confine non ci sarà più, e mi sentro strano. Mi sento come se stesse per cambiare un'era, un modo di vivere, un'abitudine a cui non ci si faceva più caso. Mi sento crescere, diventare grande, e nello stesso tempo testimone di un cambiamento da raccontare a qualcuno delle prossime generazioni.

Non sarà come l'abbattimento del muro di Berlino, ma sarà pur sempre un evento fisico che cambierà abitudini e relazioni.

paologiordani
P.link ¤ commenti (1) ¤ commenti (1)(popup)
categoria : fatti





domenica, 23 settembre 2007, ore 17:45

Sabato sera dedicato al cinema e solo poi Cafèhouse.

Il film. Un thriller italiano, psicologicamente sviluppato, emblema del mistero e della difficoltà (o facilità) con cui a volte si può presentare la riuscita di un'indagine. Si parla di polizia, si parla di un omicidio, si parla di intrighi più o meno evidenti in una sequenza di immagini che narrano la morte di una ragazza, su un lago del Friuli Venezia Giulia, e della serie di investigazioni e interrogatori del commissario a svariati possibili accusati. Mentre qualcuno riesce prontamente a trovare una soluzione a prima vista nella complicata rete di fatti e misfatti, qualcuno la scopre solo con la storia. Io sono uno dei secondi. E' un film italiano, portatore di un grossissimo successo al festival di Venezia, curato nella storia, lento nei contenuti. E' da capire, assimilare gustare nelle scene, nei paesaggi, nelle ambientazioni fredde, distaccate, lontane, di una provincia a noi così tanto vicina. E' essenzialmente sviluppato, solo il minimo indispensabile viene portato nella narrazione. I rapporti umani e le loro interazioni sono il punto focale per capire la storia. I dialoghi appaiono molto spesso glaciali, ma con un'interpretazione degna di nota di Toni Servillo, il commissario. In conclusione, un film da vedere, se non altro per sentire alcuni protagonisti parlare in friulano. Non lo reputo un lungometraggio da grande schermo. Only for tv.

Ma questi, sono i miei gusti

paologiordani
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : cinema, fatti





venerdì, 21 settembre 2007, ore 19:37

Oggi è un giorno che merita d'essere ricordato e come tale non potevo esimermi dal farlo.

So che a molti di voi darà fastidio, so che a molti di voi non piacerà, so che a molti di voi probabilmente si storcerà il naso. Eppure è un dato di fatto, succede ogni anno, esattamente ogni 21 settembre. L'aria lentamente cambia temperatura, diventa più respirabile, più fresca. L'ambiente assume colorazioni verdine spente, sempre più tendenti al giallino per poi diventare arancioni, marroni, e svanire. Le foglie cadono, gli alberi si spogliano, e i primi indumenti davvero pesanti cominciano a comparire sulle spalle della gente. Molti penseranno alle ferie, a com'è stato bello nei mesi appena trascorsi, alle magliette leggere e ai calzoni corti. Chi alle cicale, chi alle zanzare, chi al mare, chi al caldo sole afoso. O chi, semplicemente, ricorderà l'estate intera. Giugno, luglio e agosto sono ormai un ricordo; diamo il benvenuto al grigio autunno.

paologiordani
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : pensieri, fatti