Si chiama autunno. Il tempo che cambia repentino, l'aria che diventa frizzante, vento fresco ed acquazzoni improvvisi. Vèstiti a "cipolla", dice mia madre. E' il tempo in cui non sai cosa mettere, la mattina hai freddo con la giacca, a mezzagiornata hai caldo in camicia. Quando esci senza ombrello, piove, quando lo porti il sole spacca le pietre. Pioverà. O forse no. La mattina perdi 10 minuti in più a capire se fa freddo o se fa caldo. Fuori dalla metro il gelo, dentro la metro un clima equatoriale. Si chiama autunno.
E finalmente, direi. Mesi e mesi di caldo, afa, temperature torride, asfalto bollente e aria irrespirabile. Cicale, zanzare, umidità. Sudore. Notti insonni col ventilatore acceso, un tormentato sonno con un insopportabile affannoso respiro in cerca del fresco prima a destra e poi a sinistra. Un estenuante odio verso l'estate, salvabile solo ed esclusivamente per ferie, qualche giornata al mare, e l'abbronzatura.
E finalmente, anche per quest'anno, l'agonia è finita.
Quando si è bambini si vive in un mondo particolare. Un mondo fatto di zucchero, marzapane, coccole, amore, protezione, casa, scuola e chiesa. E' un mondo ancora da scoprire, da capire e da costruire. Da bambini non si pensa al futuro perchè da bambini si sa, l'unico pensiero è dove come con chi giocare. L'unica cosa che accenna al "diventare grandi" è il momento in cui ogni piccola creatura dovrà mettere in moto i proprio neuroni per rispondere ad una domanda così tanto banale come inutile del "cosa vuoi diventare da grande?" Prego?? Chiedi a me, di 8 anni, cosa voglio fare da grande? Aspetta un secondo, ripongo la palla, lascio da parte il gameBoy, spengo la Playstation 3, e poi ti rispondo. Allora, io da grande voglio fare il ..... il ..... IL ?
E' il momento in cui il pargolo sfodera tutte le sue capacità nell'idealizzare fantasticamente quello che si immagina vedere per lui nel futuro. Farò il lavoro di papà. Certo, perchè no, la cosa più semplice. Perchè se poi il papà è disoccupato, visti i tempi che corrono, beh la cosa è un casino. Voglio fare l'astronauta (chissà poi perchè uno vuole andare sulla luna!! Non ci sono già troppi problemi qui sulla terra per voler affrontare pure un viaggio interstellare?). Voglio fare il segretario (no, questa non l'ho mai sentita). Voglio diventare un supereroe (lasciamolo crescere...). Io voglio fare il dottore (rabbrividisco. E' una professione che non mi è mai piaciuta). Io invece vorrei fare la velina (ahah no questa è impossibile).
Il bello è che non si capisce proprio l'utilità di questa domanda quando si sa che la risposta ricade in quell'immaginario un po' troppo infantile dei bambini senza alcun fondamento logico e realistico per il futuro della piccola creatura. Tutto inutile.
Io ho da sempre avuto l'idea che la mia strada fosse quella del costruire. Forse non ho sbagliato, tutto sommato ho continuato lungo questa direzione e sono arrivato a fare l'ingegnere. Ma è da tre giorni che guardo immancabilmente "La prova del cuoco". Un pizzico di questo, un pizzico di quello. Facciamo rosolare.... mettiamo qualche goccia di vino...ecco la salsa agrodolce.... aggiungiamo all'impasto....E' quasi pronto. Tagliamo la verdura...il condimento...carne, dolci, paste,... guarniamo il piatto. ecco qui. Piatti tondi, intersezione di gusti, fusione di sapori. Opere d'arte.
Se avessi saputo di questa professione l'avrei sicuramente spacciata come il mio ideale futuro. Cosa vuoi fare da grande? Lo chef, avrei forse risposto.
8 agosto 2009. Anche per quest'anno è ora di staccare la spina, chiudere momentaneamente il cervello e non pensare più a niente (o quasi). Iniziano quindi queste tanto attese, agognate, ansiolitiche e ansiogene ferie d'estate. Qualcuno le ha cominciate prima, qualcuno le comincierà in seguito. Oggi tocca a me. 14 giorni potranno bastare? Forse si, forse no. Ma per il momento, auguro una buona estate a tutti.
Ci risentiamo il 24 agosto.
Si sa, nel mondo svariate sono le culture, le razze, le religioni, i colori della pelle.
Svariati sono i modi di pensare, di agire, di socializzare, di mangiare, di salutarsi.
Diversi sono gli atteggiamenti, la forma degli occhi, i baci, gli Dei o i Dio.
Ma due cose accomunano un autraliano a un vietnamita, un italiano a un canadese: primo, l'essere un essere umano abitante di questo pianta (scusate in giro di parole), secondo, l'intelligenza che ci è stata donata, indifferentemente.
La prima è palese, è un dato di fatto, un'assioma. La seconda è una necessità, un'assoluto semplice bisogno per vivere e campare. Anche gli animali sono intelligenti, pur non avendo studiato il libro di "Analisi I". Certo, sono intelligenti nel loro modo di essere, ma pur sempre intelligenti. Sanno come cacciare, come nascondersi, come procreare e dove ripararsi. Le cose, le loro semplici e basilari cose, le sanno.
Un leone, dal canto suo, non potrà mai capire come funziona una metropolitana. Un umano, dal canto suo, non potrà mai capire cosa sta' pensando un leone che guarda una metropolitana. Ognuno è intelligente per cio' che lo riguarda.
Ma c'è una cosa che non concepisco, neppure per un pizzico, neppure per l'ultimo granello di polvere di una qualsiasi spiaggia di questo pianeta: la stupidità e l'ingnoranza. Il non "saper ascoltare" i messaggi. L'essere inermi di fronte a cio' che accade in quanto non in grado di pensare a cosa c'è da fare, semplicemente perchè è talmente una routine da sembrare quasi volgare. L'ignoranza nel fare le cose senza leggere gli avvisi, gli avvertimenti, i messaggi. Le note. Chiamale "post it", se ti fa piacere.
La metropolitana, luogo simbolo per la massiccia presenza di persone rozze, sporche, ignoranti e puzzolenti. Ignoranti a tal punto da continuare a premere il pulsante dell'apertura delle porte del treno, non sforzandosi di capire che tanto quelle porte si aprono da sole (Metro A) e l'insistenza nella pigiatura poco cambierà. Ma che premi a fare?! Ignoranti a tal punto da ri-premere insistentemente il tasto di apertura delle porte (metro A e metro B), pur non leggendo che un foglio di carta attaccato alla porta cita la frase "Porta guasta - out of order". E solo dopo, più tardi, realizzando che è rotta, corrono come matti alla porta a fianco. Ignoranti. Non bastava sfruttare "la vista", di cui siamo dotati, e leggere i messaggi che ci vengono lasciati!? Ignoranti a tal punto che, in attesa sulla banchina della stazione, all'ascolto di una dolce signorina che dall'impianto di amplificazione recitava le seguenti parole "avvertiamo la gentile clientela che il treno in arrivo non fermerà nella stazione, il treno è in transito e non effettua servizio", appena il treno si avvicina alla piattaforma e rallenta (per questioni di sicurezza), tutti voracemente quasi come ci fossero soldi a palate dentro le carrozze si gettano verso le porte in attesa della loro apertura e poi niente, via, il treno riparte senza essersi minimamente fermato. E tutti si guardano, si chiedono "ma come mai?!" "perchè non s'è fermato?" "doveva fermarsi".... Ignoranti penso io. Ma non l'avete sentita la signorina?! Che siete sordi!? Tempo qualche minuto, un secondo treno sopraggiunge alla stazione e una voce, la stessa signorina di prima, dall'impianto di amplificazione recita la medesima stessa frase ..."...il treno non effettua servizio, allontanarsi dalla linea gialla".... e come per magia, poichè tutti siamo davvero intelligenti, appena le carrozze sopraggiungono alla banchina ci gettiamo di nuovo a capofitto verso le porte, in attesa della loro apertura. Eh...si vede che dentro questi vagoni ci sono ancora più soldi di prima! "Aprite vi prego"... e via... il treno non rallenta, procede adagio, e riparte. E tutti si guardano meravigliati, incuriositi, e si chiedono "Ma come mai?". Di nuovo, seconda volta, ignoranti più di prima. Avanti e indietro. Come animali. Mucche.
Incapaci di ascoltare i messaggi. Inermi. Azioni banali, di routine. Perchè gettarsi verso le porte per entrare sulla metro quando chiaramente è stato ripetuto più volte che il treno non ferma!?
Non ci vuole un 30 e lode all'esame di Analisi I per essere intelligenti. Basta ascoltare, capire, ed agire di conseguenza.
Io odio la gente ignorante.

10 lunghissimi anni. Dieci volte 365 giorni. Dieci capodanni, dieci natali, dieci compleanni.
Ieri mi sono accorto che la patente scade ad agosto. La patente, quel magnifico quadrato rosa (si, ho ancora la patente vecchia) ha fatto il suo "primo tempo". E' ora di rinnovare, è arrivato il momento di appiccicarci sopra quel tagliandino che prolunga la sua validità di altri 10 anni.
Altri dieci capodanni, dieci natali, dieci compleanni di fronte a lei.
Il tempo passa inesorabile, troppo veloce.
Ieri mi sono accorto che la patente scade ad agosto. Ieri mi sono accorto che sono volati altri 10 anni della mia vita.
Sono solo degli attimi.
Ti colgono all'improvviso, il più delle volte di notte. Vengono dal profondo, s'affacciano alla quiete, rompono il silenzio. Prima la calma, poi un sussurro, poi i movimenti. E tu sei lì, inerme, che non te l'aspetti. Non credi possa mai arrivare. Sogni, pensi, fantastichi nel tuo mondo fatato. Riposi. Dormi. E d'un tratto apri gli occhi, ti senti come vibrare, come se qualcuno stesse muovendo il tuo letto. Rimani qualche decimo di secondo nell'attesa di segliarti per poter dire "era un sogno, era tutto un sogno"... ma dopo il primo secondo passato nell'attesa di riprenderti dal sonno interrotto, in quello dopo capisci d'esser sveglio e al terzo hai già realizzato quel che succede.
E' come un mal di mare. C'è un rumore cupo nel silenzio della notte. Balzi in piedi e quello che fai, le tue azioni, sono un susseguirsi di gesti essenziali: pantalone, cellulare, chiavi di casa, e sei lì, pronto ad uscire. Intanto sotto i tuoi piedi il pavimento ha oscillato, poco, ma ha oscillato. Dopo 15 secondi il movimento s'affievolisce, scompare. Tutto è finito per il meglio, senza problemi, senza danni, senza urla, ma con il cuore in gola. Almeno qui. La notte continua silenziosa, qualcuno parla, si sentono i passi negli appartamenti vicino. Qualche porta, voci. Poi nulla, tutto sembra tornato normale.
Mancano ancora molte ore prima dell'alba e il tentativo di riprender sonno è vano. Mi giro nel letto, ascolto, attendo una possibile nuova onda. Arriva, dopo un'ora, ma è più lieve. Non dormo più. Accendo la televisione, più o meno verso le 4 e mezza, e sento il dramma. L'Aquila, terremoto devastante.
A Roma si è sentito, l'ho provato. Nulla a confronto, qui il movimento è stato lieve, soffocato dai cento e rotti chilometri di distanza dall'epicentro. Quanto basta, però, a farmi capire cosa si prova. E' la prima volta che l'ho sentito così bene, così forte, così vero, seppur nella sua pochezza.
Nelle immagini alla televisione ho capito l'orrore, la paura, l'ansia, il dolore che la gente deve aver provato laggiù, dove il sisma ha colpito per davvero. I morti sono stati tanti, le case distrutte o rovinate neppure si contano. Alla gente sola, agli studenti, alle mamme sotto le macerie che hanno tentato con il loro corpo di proteggere i loro pargoli va il mio pensiero. Il mio piccolo, insignificante pensiero.
Ho gli occhi lucidi.
Dedico queste quattro righe a chi, da stanotte, non c'è più. Non è giusto morire così.

L'ho visto qualche giorno fa. "Nessuna verità" con Leo Di Caprio e Russel Crowe è un filmetto niente male, appassionante, vero. Su consiglio di Elena (detto in F.V.G, "su consiglio della Elena") non ho voluto perdere l'occasione anche perchè, dal trailer che avevo visto in giro, sembrava essere davvero una pellicola ben fatta.
E così è stato. Un film interessante, avvincente, intricato e veritiero. Una società contro un'altra. Due visioni completamente differenti di pensare, di agire, di vedere la vita, di credere. In un Dio, in un regno, in Allah, nella redenzione. Bombe e attentati. Chi lo fa per onore, chi lo combatte per dovere.
Vedendo il film mi sono venute alla mente tutte quelle organizzazioni, quei complotti, quei rapporti nascosti, i trattati, le società, i negoziati, i servizi segreti, gli infiltrati, le spie, e tutto quanto ci ruota attorno che giorno dopo giorno, nei paesi dell'est, così come nei paesi dell'ovest, agisce all'ombra per muovere il destino del mondo, degli uomini, delle nazioni. Tra guerre, guerriglie, rappresaglie, dietro ai nostri occhi, nel quotidiano vivere di noi comuni mortali, c'è qualcuno che trama e che tesse gli esili fili che tengono uniti i rapporti tra gli stati, tra le nazioni, tra i governi. Chi li fa, e chi li spia in segreto. Chi agisce di nascosto, e chi lo fa in mondovisione.
Ci sono un mare di cose che nessuno di noi, nella sua breve vita, potrà mai sapere. Solo l'immaginazione ci concede il lusso di ipotizzare un mondo nascosto fatto di patti non celati, verità oscurate, alleanze segrete, accordi internazionali debitamente insabbiati. Sembrano cose da film. Invece no.
Ogni santo giorno, c'è sempre qualcuno che ci salva dalla fine. O che è pronto a premere il bottone rosso.
Ma questo, lo sanno in pochi.
Ogni tanto, la sera, mi informo.
Mi informo sui fatti di cronaca, di attualità, di vita e di tendenze. Dove? TG regione, ovviamente regione Friuli Venezia Giulia.
Su internet, sul sito www.tgr.rai.it si possono guardare in differita tutte le edizioni locali dei tg regionali; bello davvero questo servizio, almeno non rimango in dietro sui fatti di "cronaca" della mia amata regione.
C'è un unico, piccolo, quasi insensibile problema. Le dimensioni del filmato!! Viviamo negli anni di YouTube, della TV in HD, delle trasmissioni satellitari e della TV via cavo...Viviano negli anni delle dirette televisive dall'honduras, della TV sui cellulari e di internet come strumento senza confini.
Ma perchè diavolo quelli della RAI si ostinano a trasmettere i TGR in una finestra delle dimensioni di mezza carta di credito!? Sto' diventando orbo per distinguere lettere e numeri ...

Eddai Mamma Rai...sfruttiamo sta' banda larga per filmati un po' più definiti e a maggior risoluzione...
E' passato un anno e un mese abbondante dal mio arrivo a Roma.
E' passato un'inverno, un'estate, una primavera ed un autunno. E' passato un lavoro, sono passati i giorni, il caldo, l'afa; è passato un sindaco, è passato il tempo. Sono passati i temporali, le feste, un natale e un capodanno. E' passato un problema, ma ne sono nati altri. Sono passati i momenti noiosi e tristi, sono trascorsi gli attimi di gioia, è passato IL compleanno e tanti han fatto il loro corso. E' nato un bambino. Sono passate le serate del sabato sera, le domeniche pomeriggio, i giorni al centro commerciale e gli appuntamenti al palasport. Ne è passata di acqua sotto i ponti del Tevere, Ponte Milvio e ponte Duca d'Aosta. Tanti sono i treni della metropolitana che in un anno han viaggiato da una parte all'altra del fiume. E tanti sono quelli che ho preso io. Quasi 400 giorni via da casa, lontano dal mio letto, distante dal mio divano, dal suono delle campane e dal silenzio tomba delle nottate invernali. Dal rumore dei grilli. Dal canto della civetta. C'è un momento in cui stai bene, c'è un momento in cui stai tranquillo, c'è un momento in cui pensi e c'è un momento in cui avresti voglia di tornare. C'è un giorno che ti vola e c'è un giorno che non ti passa, alba e tramonto, giorno e notte. La sveglia suona ogni mattina, da solo fai colazione e da solo vai a dormire. La vita è dura, mettere assieme le cose è faticoso, organizzarsi le faccende è un'impresa, stirare pure. Lava, pulisci, lavatrice e caffè. Palestra, borsa, maglietta e pantaloncini. Frigo vuoto, la spesa, padelle e tovaglioli. E' passato il tempo, sono passati i giorni. Veloci...toh, quasi non me ne sono accorto. "Tanti auguri" si sente alla televisione. Ecco il segno, è di nuovo Natale. E ora comincia il pensiero dei regali, per tanti ma non per tutti. E poi di nuovo capodanno, di nuovo primavera, estate autunno e inverno.
Ma Roma è bella, vivere da solo è sentirsi liberi, è sedersi al comando della propria vita e del proprio futuro. Tu sei l'artefice, con le tue forze ti muovi, resti a galla, affondi e torni in superficie. Muovi le pedine, muovi i rapporti, muovi te stesso. Per crescere, credere, vivere e diventare grandi.
E' la vita.
"Ho capito che nella vita devo fare quello che mi spetta,
poi il resto si muove di conseguenza, ma il primo passo lo devo fare io.
Non sono le cose che vengono verso di me,
sono io che devo andare verso di esse"
Fabio Volo, E' una vita che ti aspetto
E' passato l'ennesimo giorno di "lotte" in piazza.
E' passato l'ennesimo giorno di scontri e malumori contro il governo.
E' passato l'ennesimo giorno in cui gli scioperi tra gli studenti hanno tenuto banco nella gran parte delle scuole italiane.
Chi si incatena al battistero di Firenze, chi blocca i treni a Pisa, chi occupa le stazioni a Roma.
Io su questi fatti rimango sconcertato. Stamattina con lo scooter passavo di fronte ad una scuola superiore romana: la strada era completamente invasa dagli studenti. Giovani, di prima, seconda, terza superiore... mentre guidavo mi chiedevo: ma lo sanno almeno per cosa stanno scioperando? E non mi basta la risposta "si perchè il governo mette il maestro unico e tolgono soldi all'Università".
No, questa non è una risposta.
Io non sopporto vedere gli studenti in piazza, incappucciati, con i manganelli e le bandane. Con le cinture avvolte al polso, qualche coltello, e pronti a sferrare pugni a chiunque capiti sotto tiro. Mi urta dover assistere agli spettacoli pietosi che vengono messi in scena solo ed esclusivamente per cavalcare l'onda della rivolta, del momento buono in cui si puo' osare, dell'attimo in cui c'è il casino per giocare a calci, pugni, e al lancio del sasso.
Lo studente è e deve essere una persona che studia per il SUO sapere, per la SUA cultura, per il SUO futuro. Lo studente, fino a prova contraria, impara ad essere una persona seria, cosciente, rispettosa, intelligente soprattutto.
Le risorse che il governo stanzia devono essere calibrate su un merito, su chi investe positivamente, su chi crea davvero sviluppo e nuove situazioni di crescita, non su chi sperpera soldi, mangia alla faccia degli altri, e butta denaro in progetti, prodotti ed eventi inutili.
Lo studente dovrebbe essere soddisfatto di cio'. Anzi, rigiro la frittata: lo studente dovrebbe scioperare verso le loro stesse università e scuole, che pur sovvenzionate dallo stato non sono state in grado di sapersi amministrare e hanno, in un modo o nell'altro, arricchito i baroni e sputato sui più poveri, gli studenti, garantendo solo ed esclusivamente i servizi minimi.
Se non sbaglio è da anni che si discute sul fatto che nell'università e nella scuola non funziona niente!!!!
PS. esempio pratico della mia regione, il Friuli Venezia Giulia. Siamo una regione che conta davvero pochi abitanti. Abbiamo 4 capoluoghi di provincia, di cui due non superano i 40.000 abitanti, uno i 90 mila e l'altro 250 mila se non sbaglio. Quattro capoluoghi, 2 università (A distanza di 50 km), mille sedi distaccate con decine di corsi di laurea: sede di Gorizia, sede di Pordenone, sede di Gemona, sede di Cormons, ... E secondo voi non è uno spreco di soldi!? Udine-Cormons: 20 chilometri. Udine-Gemona-20 chilometri, Udine-Gorizia: 30 chilometri.... E non dico altro. Ma vogliamo creare un'università davvero con la U maiuscola, unica, che comprende un ampio territorio, che sia in grado di infondere importanti conoscenze e che riesca a farsi un nome come Harward? Ci sono grosse università nel mondo, e di certo non a venti chilometri l'una dall'altra, come in Italia.
Il discorso è ampio, si potrebbe parlarne per ore. Se in questi giorni fossi stato uno studente delle superiori o dell'università avrei avuto ben chiaro cosa fare: studiare. E basta. E' questo il mio dovere.