Stasera non avevo per niente voglia di cucinare...
sarà la stanchezza, la svogliatezza, o il desiderio di non avere padelle da lavare. Oggi (come altre volte) mi son preso in rosticceria un bel pollo allo spiedo. Ruspante, saporito. Cotto al punto giusto, morbido e purtroppo, un po' secco in certe parti (il petto). Ma si sa, il pollo della rosticceria nasce morbido e secco, mezzo e mezzo, per il piacere dei palati sopraffini e di quelli più delicati al grasso.
In momenti come questi mi viene in mente l'unico, vero, il solo ed inimitabile polletto allo spiedo: il galletto del BeFeD....MMMmmMmMmH come direbbe in buon Ale! Eh si, ecco una delle cose che desidererei mangiare e che qui a Roma, ahimè, non trovo.
Ma nessuno vorrebbe aprire un BeFeD qui Roma? Eddai, creiamo una società, guadagni smezzati, ma v'immaginate quanti soldi!? Da paura! Io sono disponibile... e voi ?
Mio cugino e la sua fidanzata aspettano un figlio...
Sono troppo contento per loro. E' una di quelle notizie che ti aprono il cuore e ti commuovono, poichè i cuginetti, come i fratelli, sembrano sempre bambini, ragazzi come te. Ma si diventa grandi, si cresce, e un bel giorno questa notizia arriva. Allora è in quel momento che ti accorgi davvero quanto veloci e inesorabili passano i giorni, i mesi. Gli anni. E' in quel preciso istante che ti accorgi che non rimarrai per sempre un ragazzino e che i giochi che facevi con i Lego e le macchinine han lasciato posto ai problemi della vita. Ti viene un po' il nodo alla gola e tra la gioia e la commozione per la nuova nascita, un senso di malinconia ti prende dal profondo. Ma è così che va, ed è così che deve andare.
Questa notizia me l'hanno annunciata ancora prima di Pasqua. Mi hanno pure detto come si chiamerà, ma sinceramente me lo sono scordato (Avrei bisogno della mia agendina umana, nella vita reale chiamasi "Roberta"). Chiedo scusa.
Congratulazioni.
PS. al supermercato mica vi comportate così con vostro figlio!?
Andando in giro per Trastevere, Anguillara, e al centro commerciale Porta di Roma, ho scattato un po' di foto a caso:

Trastevere: c'erano le gentil donzelle della BURN che dispensavano gratuitamente quantità industriali di lattine alla gente che passava. Una, due, tre, ne vuoi ancora una? La vuoi una Burn? I commenti della gente che assaporava per la prima volta la bevanda dall'aroma tipico redbulliano, a volte storcevano gli occhi schifati, a volte commentavano dicendo "me pare 'na bigg babbol". Ma alle bevande gratis non si rinuncia mai. Peccato che il risultato è stato lo strabordare di lattine vuote (e mezze piene) in ogni fioriera e mensola delle vie trasteverine.

Porta di Roma: è figo vedere la gente al supermercato che riempie il carrello fino all'orlo. A me non è ancora mai capitato. Se facessi una cosa del genere andrei sull'astrico. (Oltre a non sapere dove cavolo infilare tutta quella roba in casa mia...)

Anguillara, lago di Bracciano: l'ingresso ad una villa con il suo cancello. Il cartello è stato abbastanza eloquente, ma non sono riuscito a vedere il cane. Estrema realtà o volontaria finzione?
...il compleanno arriva una volta l'anno. Ma non sto' parlando del mio.
E' davvero bello il momento in cui s'avvicina il compleanno di qualcuno. C'è nell'aria un sapore di festa, cene gratis (si spera) e qualche momento di allegria in più. C'è la torta, c'è la gioia, c'è la vecchiaia che aumenta, c'è un sacco di gente, si riscoprono amicizie o se ne creano di nuove. C'è l'attesa. C'è la preparazione. C'è l'organizzazione. E ci sono i regali. Cari, imprevedibili, inattesi, belli o brutti, voluti o meno, azzeccati o completamente fuori luogo. In questi termini sembra tutto rose e fiori, ma non è così. Uno dei compiti più impegnativi che incombe sugli amici del festeggiato è la ricerca del regalo. Un'azione tanto semplice e banale quanto ardua e stressante. A volte estremamente facile e a volte praticamente impossibile. C'è il festeggiato cui si riesce a capire cosa vuole (o cosa vorrebbe) e c'è quello impassibile, che ha tutto o nulla gli serve. Mai una smorfia, un cenno, un'input da cogliere per la certezza di un dono di sicuro gradimento. Mai.
E' proprio in questo secondo caso che sorge automatica la domanda: "ma cosa cavolo gli prendiamo"? Che non solo rappresenta il nulla, ma raffigura un completo dubbio su dove sbattere la testa e appoggiare i ben voluti euro. E come se non bastasse lo stress aumenta. L'ansia. Il bisogno di sapere. Sapere cosa gli piacerebbe di più. Se il meglio non si può trovare, almeno ci si sforza di acquistare il meno peggio.
Alla fine, dopo 2 ore di cammino a vuoto, abbiamo optato per una polo di Lacoste.
Gli piacerà!?
Ridere fa bene alla salute.

Ma in questa foto non ho capito chi si diverte di più. Se il cavallo o la principessa dei cavalli (che strano titolo).
Vorrei provare a cavalcare uno. Non l'ho mai fatto, ma sono sicuro che l'animale riderebbe di me.
Una compagnia di bandiera, credo, è il mezzo di trasporto che meglio esprime la potenza e l'espansione di un paese nel mondo. La sua forza e la sua attrattiva. La sua tecnologia e il suo interesse.
Alitalia non esprime più nulla, al momento.
Prima Airone, poi Air France-KLM, e infine Aeroflot. Anche Banca Intesa se la vorrebbe comprare. E intanto il prestito ponte del governo (Altri 300 milioni di euro) viene approvato. Passano le settimane, i mesi, e tutti si stanno chiedendo: ma che fine farà Alitalia? Che fine farà il marchio? Il petrolio aumenta ancora, e i conti richiedono sempre maggiori esborsi di denaro per il mantenimento in servizio degli aerei. Il tutto poi, si scarica su noi utenti. Ovvio. Sta di fatto che le trattative non sono semplici. E in questi giorni mi chiedo una cosa: chi sosterrà economicamente la nostra cara (in tutti i sensi) compagnia di bandiera e tutti i suoi aeromobili?
Siete proprio recidivi eh!
Vi voglio bene lo stesso. E' solo che peccate di silenziosità. Mancano poche ore al compimento del mio 27esimo anno di vita. Per la precisione sabato 19 aprile 2008. Speriamo che almeno in quell'occasione ci sia qualche anima pia che mi faccia gli auguri.
Mi stavo chiedendo una cosa. Una semplice, stupida, fondata, timida cosa. Magari presuntuosa, o forse pregna di egoismo. Modestia a parte, non penso di scrivere cose pallose. Anzi, penso siano pure simpatiche da leggere. Ma ho un dubbio che mi assale, che mi consuma dal profondo, mi divora, mi logora pian piano consumando quei bricioli di carne e muscoli che avvolgono le mie ossa. Di gente al mondo ce n'è tanta. Viaggia, naviga, corre. In questo piccolo angolo del web, però, la gente non passa. O se passa, lo fa senza muovere una foglia.
Ma In QuEsTo CaVoLo Di bLoG sCrIvO Le CoSe PeR Me sTeSso e BaStA?
PS. La premessa alla domanda è stata appositamente ingigantita nelle dimensioni sensoriali. E' palese che non mi sento così avvilito e distrutto.
PS2. Se i visitatori commentassero ogni tanto sarei però più contento.
Il voto...questo "importante" strumento, così impercettibile eppure così necessario...
Siamo arrivati ad un altro grande appuntamento con la politica italiana, con la democrazia, con l'espletamento evidente di un nostro diritto (oltre che dovere) dettato dalla Costituzione Italiana: la partecipazione alle elezioni politiche e amministrative per eleggere i nostri rappresentanti in parlamento. La guida del paese a cui affideremo i nostri prossimi prosperi, si spera, anni di lunga globalizzazione nel mondo dell'euro sempre più forte, delle tensioni, dell'inflazione, del potere d'acquisto via via più basso, dell'impoverimento globale. Destra o Sinistra. Uno o l'altro. O perchè no, il terzo. Partitone, partitini. Gente conosciuta, gente meno nota.
In questi giorni si è vissuto nel tempo dei "IO CREDO CHE...": io credo che per migliorare si debba fare questo, io credo che per ottenere quello bisognerà fare quell'altro, io credo che la cura del paese sia lì, io credo che realizzeremo tutto questo per il benessere collettivo. Il tempo dei "io credo che" stà per finire, tra pochi giorni sapremo come sarà il nuovo governo e chi porterà avanti l'Italia. Più o meno bene.
Non esisterà più il "io credo che", ma esisterà "LO STIAMO FACENDO" e "L'ABBIAMO FATTO".
Ho un cosa da confessarvi. Quest'anno, per questa volta, per la prima volta, questo mio grande dovere di apporre una ICS su un simbolo delle schede elettorali non sarà nella mia agenda giornaliera. Il 13 e 14 aprile rimarrò a Roma. Un partito avrà un voto in meno. Lo so, non è un comportamento corretto. Ma di regalare soldi a trenitalia (LADRI) non mi va proprio. E senza toccare il tasto "sconto del 60% sulla tariffa"... praticamente una bufala.
Il mio voto rimarrà dentro di me. Per il momento sono fiducioso in un sistema migliore, sia che vinca uno sia che vinca l'altro. Tanto la storia è sempre la stessa. Anzi, la politica è sempre la stessa. I rapporti che noi vediamo sono solo i più esterni, quelli alla luce del sole. Inutile discutere su ciò per cui non conosciamo i risvolti nascosti. Tutto quello che c'è dietro non lo sapremo mai. I politici non cambieranno (almeno per il momento). Quelli che cambiano, in peggio, siamo sempre noi.
Ma alla fine, basta crederci. Buon voto.
Siamo umani, si sa, e le nostre azioni sono fortemente soggettive...
...ma ce n'è una in particolare che non sopporto: qualcuno abitualmente utilizza un fastidioso, ripetitivo, incondizionato e involontario movimento per leggere, sfogliare le pagine, girare i fogli. E' un gesto a mio parere "strano" perchè io non lo reputo necessario; è un gesto poco educato; è un gesto brutto da vedere nonchè altamente poco igienico (secondo il mio modesto parere). Di cosa parlo? Qualcuno l'avrà sicuramente capito... sto' parlando del semplice "leccarsi le dita" per voltare le pagine. Il dito bagnato fa "presa" sul foglio di carta asciutto incollandosi ad esso, consentendo di voltare agevolmente la sottile membrana di cellulosa. Non l'ho mai fatto, non mi piace, lo odio nel vero senso del termine. Non lo riesco a mandar giù, mi urta, mi fa schifo il solo pensiero che qualcuno insudicia ripetutamente le pagine che magari tu stesso andrai a maneggiare nel seguito. Le insaliva. Le umidifica.
Ve ne parlo perchè oggi nella metro un signore estraeva spassionatamente la sua lingua dalla bocca ad intervalli regolari di 20-30 secondi per leccare il dito indice della sua mano destra. Una, due, tre, volte....dieci... quindici volte.
Basta.
Avrei voluto alzarmi, dargli un ceffone, risedermi.
Ma non si può.